Scuola di pensiero delle Marche

PERCHÉ UNA SCUOLA DI PENSIERO?

 

“Per riaffermare e risvegliare l’intenzionalità educativa nella pratica sportiva. Il problema centrale della promozione sportiva non è limitarsi al perseguimento della conoscenza di un gesto tecnico o di un risultato, ma riuscire ad educare alla conoscenza di se stessi e degli altri attraverso l’esercizio sportivo.

Si tratta di promuovere attraverso la pratica sportiva una persona capace di intendere la vita, capace di districarsi nei meandri dell’esistenza con un appropriato bagaglio conoscitivo, culturale e relazionale. Da questo punto di vista lo sport non è finalizzato a se stesso, ma alla persona”

(La sfida educativa, ed. Laterza).

 

“Non esiste pedagogia senza antropologia. Come possiamo educare la persona se non sappiamo chi è la persona? La questione antropologica sta alla base non soltanto del progetto, del compito educativo, ma del contesto globale che stiamo vivendo sul piano storico. È la questione che porta a chiederci: chi è la persona umana? Chi è l’uomo? Quali le sue dimensioni di vita?”

(Card. Angelo Bagnasco)

 

“Occorre ravvivare il coraggio, anzi la passione per l’educare. È necessario formare gli educatori, motivandoli a livello personale e sociale, e riscoprire il significato e le condizioni dell’impegno educativo”.

(Educare alla vita buona del Vangelo, n. 30)

 

OBIETTIVI

 

Una scuola di pensiero capace di:

• rigenerare e promuovere un modello di cultura sportiva che rimetta al centro il “bene ultimo” della persona umana, la sua dignità e la questione educativa;

• promuovere una mentalità ed una cultura sportiva che attraverso il “fare sport”, non solo il “parlare di sport”, faccia riscoprire la piena verità sulla persona umana nell’interesse generale dello sport italiano;

• riaffermare la scelta educativa come dimensione prioritaria dell’attività sportiva; cioè ritenere che attraverso l’esperienza sportiva si possa ricostruire l’humanum nella sua interezza; non una ricostruzione qualsiasi, ma in Cristo e che questa ricostruzione debba avvenire nella forma del rapporto educativo;

• operare da custode e difensore della dimensione etica e ludica dello sport;

• essere portatrice di risorse spirituali: mettere in evidenza che una formazione sportiva ispirata dal Vangelo arricchisce l’umanità di tutti, credenti e non credenti;

• formare una nuova generazione di educatori sportivi che “non mettano Dio in panchina”. Lo sport ha bisogno di “educatori” e non di “prestatori d’opera”. Ciò significa avere la grinta e le motivazioni per andare controcorrente, essere disposti ad abitare i territori più aridi dello sport per portarvi un messaggio di umanità e di speranza.

 

LA TRASFORMAZIONE DELLO SPORT DA UNA “TERRA DI NESSUNO” AD UN “LUOGO DI VALORI”

 

Spesso si cade nell’incapacità di considerare l’atleta nella sua dimensione unitaria (corpo, anima, spirito) che costituisce la dimensione fondamentale della vita umana. Una sintesi di cui lo sport deve farne tesoro: il corpo e lo spirito vivono un’unità indissolubile nella complementarità delle funzioni.

Non esiste alcuna parte del corpo che non sia intrisa di spirito, così come non c’è nulla nel corpo dell’uomo che non abbia a coinvolgere anche lo spirito che lo sostiene e lo alimenta. Significa dare una risposta in base ad un “bene” per cui vale la pena vivere, vale la pena soffrire, studiare, lavorare, rispettare le regole…

Il bene secondo questo significato più profondo significa avere a cuore il destino e il bene ultimo dei ragazzi.

Presentazione della Scuola di Pensiero delle Marche
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Programma degli incontri con le tematiche
SCUOLA DI PENSIERO - TEMI DEGLI INCONTRI
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